The Lasting Mark

22 Ottobre 2026

The Lasting Mark

22 Ottobre 2026

  4 Novembre 2026

  Alessandro Spinetti

IS MUSIC STILL REAL?
Quando l'intelligenza artificiale mette
in discussione l'identità della musica.

Una canzone senza un volto.

Per molto tempo abbiamo pensato alla musica come a qualcosa di profondamente umano. Dietro ogni canzone immaginavamo una persona, una storia, un'esperienza da raccontare. Una voce capace di trasmettere emozioni, qualcuno che trasformava un pensiero in una melodia e un insieme di suoni in qualcosa che potesse appartenere anche agli altri.

Non sempre conoscevamo il volto dell'artista, ma sapevamo che da qualche parte esisteva.

Oggi questa certezza comincia a vacillare.

L'intelligenza artificiale sta entrando nell'industria musicale con una velocità sorprendente. Attraverso piattaforme come Suno e Udio è possibile generare una canzone partendo da poche istruzioni: un genere musicale, un'atmosfera o qualche parola. Il risultato può comprendere voce, strumenti e arrangiamento, restituendo un brano che, almeno all'ascolto, può sembrare una produzione professionale.

Non serve necessariamente conoscere uno strumento o trascorrere anni in una sala prove. La tecnologia permette di trasformare un'idea in una composizione completa in pochi minuti.

Il fenomeno è già visibile nei cataloghi musicali. 

Nel luglio 2026 Deezer ha dichiarato di ricevere circa 90.000 brani interamente generati dall'intelligenza artificiale ogni giorno, arrivando a superare il 50% dei nuovi caricamenti nei momenti di picco. Un numero impressionante, anche se questi contenuti rappresentavano ancora una quota molto più ridotta degli ascolti complessivi.

La musica artificiale sta quindi diventando una presenza sempre più consistente nell'industria discografica.

Ma se una voce artificiale riesce a emozionarci, se una melodia rimane nella nostra testa e se un brano diventa parte della nostra quotidianità, quanto conta conoscere la persona che lo ha creato?

La musica è sempre cambiata.

Una delle trasformazioni più interessanti riguarda la nascita di artisti che non esistono nel senso tradizionale del termine.

Non parliamo soltanto di musicisti che utilizzano l'intelligenza artificiale durante la produzione, ma di progetti che costruiscono intere identità artistiche attraverso immagini, biografie, voci e canzoni generate artificialmente.

Il pubblico può ascoltare un brano, seguire un profilo social e riconoscere un'estetica precisa. Tutti gli elementi che normalmente contribuiscono a costruire l'identità di un artista possono essere riprodotti.

È il caso di Xania Monet, un progetto musicale creato dalla songwriter Telisha Jones attraverso strumenti di generazione musicale. La sua esperienza mostra un aspetto interessante del fenomeno: dietro un'identità artistica artificiale può comunque esserci una persona reale, con un proprio percorso creativo e una precisa intenzione espressiva.

Ma non tutti i progetti funzionano allo stesso modo. In alcuni casi l'intervento umano è centrale, in altri la tecnologia assume un ruolo molto più esteso.

La difficoltà sta proprio nel distinguere queste realtà.

Nell'agosto 2026 Spotify ha annunciato l'introduzione delle etichette AI Persona, pensate per segnalare i profili artistici la cui identità pubblica è generata artificialmente e può essere confusa con quella di una persona reale.

È un tentativo di affrontare una questione che va oltre la tecnologia: il rapporto di fiducia tra chi crea e chi ascolta.

Perché conoscere l'identità di chi si trova dietro una canzone potrebbe diventare importante quanto conoscere la sua provenienza.

 

 

L'emozione non ha bisogno di un autore?

Immaginiamo di ascoltare una canzone senza sapere nulla della sua provenienza.

Una voce ci colpisce. Un ritornello ci accompagna per giorni. Una frase sembra descrivere qualcosa che abbiamo vissuto.

Ci emozioniamo.

Poi scopriamo che quella canzone è stata generata interamente da un'intelligenza artificiale.

Cambierebbe qualcosa?

Probabilmente sì, almeno per alcuni di noi. Non perché la melodia sia improvvisamente diversa, ma perché cambia il significato che le attribuiamo. Sapere che dietro una canzone esiste una persona, con le proprie esperienze e contraddizioni, contribuisce spesso al modo in cui interpretiamo ciò che ascoltiamo.

Pensiamo a quanto conti conoscere la storia di un artista per comprendere un album. A quanto un'esperienza personale possa trasformare una canzone in qualcosa di più grande del semplice ascolto.

La musica non è soltanto una combinazione di suoni. È anche memoria, contesto e appartenenza.

Una canzone può riportarci a un'estate, a una persona o a un periodo della nostra vita. Il suo significato dipende anche da ciò che noi abbiamo vissuto ascoltandola.

Un'indagine internazionale commissionata da Deezer a Ipsos nel 2025 ha evidenziato un dato interessante: durante una prova d'ascolto alla cieca, il 97% dei partecipanti non è riuscito a distinguere correttamente la musica interamente generata dall'AI da quella realizzata da esseri umani. L'80% degli intervistati riteneva inoltre che questi contenuti dovessero essere chiaramente identificati.

Una contraddizione significativa: potremmo non essere in grado di riconoscere una canzone artificiale, ma vogliamo comunque sapere quando la stiamo ascoltando.

Forse perché il nostro rapporto con la musica non si esaurisce in ciò che sentiamo. Vogliamo conoscere le storie, riconoscere le persone e scoprire cosa si nasconde dietro un disco.

Una canzone artificiale può certamente emozionarci. Ma questo significa necessariamente che possa sostituire tutto ciò che rende umano il rapporto con la musica?

Il prezzo della creatività.

Dietro la possibilità di generare musica in pochi minuti esiste una questione che va ben oltre l'autenticità artistica.

Chi possiede il materiale utilizzato per addestrare questi sistemi? È possibile utilizzare registrazioni, composizioni e voci di musicisti senza il loro consenso? E chi deve essere riconosciuto e remunerato quando una tecnologia viene costruita anche attraverso il lavoro creativo di altre persone?

Sono domande che stanno già coinvolgendo l'industria musicale e le aule di tribunale.

Nel settembre 2026 il cantautore Jason Isbell e altri musicisti hanno avviato un'azione legale contro Suno, contestando l'utilizzo non autorizzato delle loro opere e identità artistiche. La vicenda si inserisce in un dibattito più ampio sui diritti degli autori e sull'addestramento dei modelli di intelligenza artificiale.

Il problema riguarda anche le piattaforme di streaming.

Se ogni giorno vengono caricati migliaia di brani generati artificialmente, diventa necessario capire come evitare che una quantità enorme di contenuti possa alterare la distribuzione dei compensi destinati agli artisti.

Deezer ha dichiarato che, nel 2025, fino all'85% degli ascolti registrati dai brani interamente generati dall'AI sulla propria piattaforma è stato identificato come fraudolento. Un dato relativo al servizio, che mostra quanto il fenomeno possa essere utilizzato anche per manipolare il sistema dello streaming.

In un mercato già caratterizzato da una forte competizione per ottenere visibilità, l'intelligenza artificiale potrebbe rendere ancora più difficile emergere per chi costruisce una carriera attraverso anni di studio, produzione e ricerca personale.

La sfida non sarà necessariamente impedire alle macchine di fare musica, ma stabilire regole che permettano alla tecnologia di evolversi senza cancellare il valore del lavoro creativo.

Quello che resta umano.

La musica è sempre stata il riflesso del proprio tempo.

Ha raccontato generazioni, rivoluzioni, amori e cambiamenti culturali. Dalle registrazioni analogiche alle produzioni digitali, ogni epoca ha trovato i propri strumenti e il proprio linguaggio.

L'intelligenza artificiale rappresenta probabilmente un altro passaggio di questa evoluzione. Ma sarebbe un errore pensare che la possibilità di generare musica equivalga automaticamente alla capacità di comprenderne il significato.

Una macchina può ricostruire una struttura musicale, imitare una voce e combinare elementi appartenenti a generi differenti. Può produrre qualcosa che riconosciamo come una canzone.

Ma il rapporto tra un artista e la propria opera è fatto anche di intenzioni, esperienze e scelte che non si esauriscono nel risultato finale.

Allo stesso tempo, sarebbe riduttivo considerare artificiale tutto ciò che nasce attraverso l'utilizzo di una tecnologia. Un produttore che utilizza l'AI per sperimentare una nuova sonorità non rinuncia necessariamente alla propria identità artistica.

Forse la distinzione più importante non è tra musica realizzata con strumenti tradizionali e musica realizzata con strumenti artificiali, ma tra i diversi modi in cui la creatività umana sceglie di confrontarsi con queste possibilità.

Non sappiamo ancora quale direzione prenderà questa trasformazione. Potremmo abituarci a convivere con artisti che non hanno un volto o un'esistenza al di fuori delle loro canzoni. Potremmo scoprire nuovi linguaggi musicali e nuove forme di espressione.

Ma proprio quando tutto diventerà riproducibile, potremmo iniziare a dare ancora più valore a ciò che non lo è.

Perché una canzone non è importante soltanto per come suona. A volte lo è per chi l'ha scritta, per il momento in cui è nata e per quello che rappresenta.

E forse, alla fine, la domanda non è se una macchina possa fare musica.

La domanda è se noi, sapendo che dietro quella musica potrebbe non esserci nessuno, continueremo ad ascoltarla nello stesso modo.