OASIS — La Rivoluzione del Britpop

Burnage, Manchester. 

Fine anni ’80.

Le strade grigie, i pub pieni di fumo, le case popolari e una generazione intera che sente di non avere futuro. È qui che nasce una piccola band chiamata Rain. 

Nessuno immagina che quel nome sarebbe diventato il punto di partenza di una rivoluzione culturale destinata a cambiare per sempre la musica britannica. 

I Rain decidono di licenziare il proprio cantante. E il bassista del gruppo, Paul “Guigsy” McGuigan, pensa subito a un suo amico. 

Il suo nome è Liam Gallagher.

All’epoca Liam non è particolarmente interessato alla musica. 

È arrogante, impulsivo, sempre pronto a cacciarsi nei guai. 

Ma una sera suo fratello Noel gli propone di andare a vedere un concerto degli The Stone Roses.

Dopo quella notte qualcosa cambia.

Liam rimane completamente travolto dall’energia della band, dall’attitudine, dal suono di Manchester.

Per la prima volta capisce che la musica può essere molto più di semplice intrattenimento.

Può essere identità.
Può essere appartenenza.

Così accetta la proposta di Guigsy ed entra nei Rain come frontman.

Ed è proprio Liam a proporre il cambiamento che segnerà la nascita definitiva della band.

Nella sua stanza aveva un poster con scritto:

“Oasis Leisure Centre, Swindon”.

Quel nome lo colpisce.
Gli piaceva l’immagine che evocava.
Qualcosa di distante dalla grigia quotidianità inglese.

Da quel momento i Rain diventano gli Oasis.

Gli inizi.

Liam e Noel Gallagher crescono in una famiglia distrutta dalla violenza.

Il padre è alcolizzato e aggressivo.
La madre Peggy decide di scappare insieme ai figli pur di salvarli da quell’ambiente.

I due fratelli crescono nello stesso quartiere, ma sviluppano personalità completamente diverse.

Noel è introverso, ossessionato dalla musica, passa le giornate a suonare la chitarra e ad ascoltare dischi.

Liam invece vive d’istinto.
È caos puro.

Ma proprio quell’equilibrio impossibile diventerà la forza degli Oasis.

Nei primi tempi la band fatica a decollare.

Secondo Liam il problema principale sono i testi:

Troppo deboli, Troppo anonimi.

Serviva qualcuno capace di dare una direzione vera al gruppo.

Nel frattempo Noel lavora come roadie per gli Inspiral Carpets e gira gli Stati Uniti in tour.

"What's the Story? Morning Glory"

Quando torna a Manchester scopre che Liam è diventato il cantante di una band.

Incuriosito decide di andare a sentirli dal vivo.

Quella sera Noel non rimane particolarmente colpito.

Ma Liam capisce immediatamente una cosa:

Noel era l’elemento mancante.

All’inizio gli propone semplicemente di diventare manager della band.

Noel però alza la posta.

Vuole entrare nel gruppo.
Ma a una sola condizione:

essere l’unico autore dei brani e il chitarrista principale.

È in quel momento che nascono davvero gli Oasis.

Da quel giorno la band inizia una scalata rapidissima.

Concerti sempre più grandi.
Demo sempre più richieste.
Una sicurezza quasi arrogante che li rende diversi da chiunque altro.

 

E nel 1995 arriva l’album che cambierà tutto.

Con (What’s the Story) Morning Glory? il Britpop smette di essere un movimento underground e diventa il volto della nuova Inghilterra.

Il Logo

Anche la loro identità visiva contribuisce a costruire il mito.

Noel chiede a un amico della band, il graphic designer Brian Cannon, di occuparsi dell’immagine del gruppo.

Prima ancora di lui, un altro designer, Tony French, aveva creato una delle prime grafiche iconiche della band.

L’idea nasce dalla bandiera britannica.

Foto della Union Jack con su la scritta “OASIS” con una leggera traccia.

Tony utilizza un software chiamato QuarkXPress per manipolare l’immagine della Union Jack creando un effetto vortice psichedelico.

Quella grafica finirà sulla famosa cassetta conosciuta oggi come “Union Jack Tape”.

Ne vengono prodotte soltanto dieci copie.

E saranno proprio quelle cassette a far ottenere alla band il primo contratto con la Creation Records.

Noel ama quel logo.

Diceva che gli dava l’impressione che la bandiera britannica stesse scendendo nello scarico di un lavandino.

Il 18 giugno 1993 gli Oasis suonano all’Hop and Grape di Manchester come supporto ai Dodgy.

È la prima volta che vendono merchandising ufficiale.

Le magliette riportano il logo della Union Jack.

Ed è proprio quella sera che Noel incontra Brian Cannon.

Dopo aver visto alcuni lavori realizzati per i The Verve, gli chiede di costruire l’identità visiva definitiva della band.

Brian capisce subito che il vecchio logo non funziona.

Soprattutto in bianco e nero.

Negli anni ’90 gran parte delle riviste musicali stampava ancora senza colori, quindi il gruppo aveva bisogno di un’identità immediatamente riconoscibile.

Cannon inizia così a cercare ispirazione.

Finché si imbatte in un disco storico:

The Rolling Stones No.2 degli The Rolling Stones.

La copertina lo colpisce immediatamente.

Nessun testo invasivo.
Nessuna composizione complessa.

Solo una fotografia e il piccolo logo della Decca Records.

Da lì nasce l’idea del logo definitivo degli Oasis.

Pulito.
Minimalista.
Immediatamente riconoscibile.

Brian utilizza inizialmente il font Futura, uno dei caratteri più famosi nella storia del Graphic design.

Ma si rende conto che in formati piccoli il logo perde leggibilità.

Così decide di sostituirlo con il font che completerà definitivamente l’identità della band:

Helvetica.

Nasce così uno dei loghi più iconici della storia della musica.

La Moda

Gli Oasis non hanno influenzato soltanto il Rock Britannico.

Hanno dato voce a un’intera classe sociale.

La working class inglese degli anni ’90 si sente abbandonata, invisibile, senza rappresentanza.

E negli Oasis trova finalmente un megafono.

Liam Gallagher non sembrava una rockstar irraggiungibile.

Sembrava uno di loro.

Parka, polo, Adidas.

Non era soltanto moda.

Era un linguaggio sociale.

Vestirsi come gli Oasis significava appartenere a qualcosa.

Per la classe operaia britannica era il rifiuto dell’eleganza artificiale del pop americano.

Era orgoglio.

Orgoglio inglese.
Orgoglio proletario.
Orgoglio di provenire dalle periferie dimenticate.

Gli Oasis non cantavano soltanto di successo.

Cantavano della voglia di scappare.
Della speranza di diventare qualcuno.
Del desiderio di sentirsi vivi in un’Inghilterra che sembrava aver dimenticato la propria gente.

Ed è proprio per questo che diventano molto più di una semplice band.

Diventano il volto del Britpop.

Una rivoluzione culturale che restituisce al popolo britannico una nuova identità, in un periodo in cui la cultura americana stava dominando il mondo.

Non importava da quale parte dell’Inghilterra arrivassi.
Non importava quanti soldi avessi.

Gli Oasis ti facevano credere che fosse ancora possibile sognare.

E forse è proprio questo il motivo per cui, ancora oggi, la loro storia continua a parlare a intere generazioni.

"LIVE FOREVER"

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